martedì 27 settembre 2011

Era il lontano (?) 1939...

[...] usciremo da questo proverbio recitato che è la vita ordinata dalla morale e dalla storia del costume. Il più della nostra sofferenza si è finora consumato nello svolgersi d'una povera leggenda, si è perduto nel raggiungere i gradi anticipati delle passioni. La cosiddetta età della ragione corrisponde alla vitoria delle abitudini e alla prima parola recitata nello spettacolo che ci sta d'intorno. [...]
Si è disposto la vita in un modo così semplicistico da farci credere che tutto debba restare fra la data di nascita e quella della morte come una tranquilla operazione meccanica. Il destino diventa perciò la migliore ragione del dovere: attivo e passivo decideranno in noi un commovente dialogo di falsità, di approssimazioni. Tutti potevano vivere la nostra tragedia senz'accorgersi della via che se n'andava per conto suo: i nostri anni erano la messa in scena della letteratura in via di decadenza, certi motivi costituivano il più bell'impiego dei nostri probabili sentimenti, non si viveva, si attendeva la vita a certe date, tutto cadeva a suo tempo come in una festa di una mirabile organizzazione.
L'intelligenza rifiuta he il futuro decida le sorti del presente: lo spazio di oggi vale quello di domani e non c'è ragione che ci possa convincere di rimandare una domanda senza tempo, essenziale , che racchiuda da sé la nostra maggiore essenza. Non siamo disposti a comunicare il nostro quotidiano sgomento con l'immagine di una speranza legata al tempo minore: noi oggi soffriamo ddi una cosa soltanto; e sinceramente di non avere ancora raggiunto l'assoluta disperazione, di non essere ancora così forti, finalmente nuovi di vivere assolutamente qquesto rapporto di dolore.
[...] Se oggi aspiriamo a una preghiera è questa di superare definitivamente la nostra immagine ottenuta dalla comune rettorica umana: se preghiamo è per la morte di noi terreno di sentimenti riflessi e calcolati, d'istinti come capricci: di noi come materia del nostro agitato discorso. Quando davvero non sapremo più nulla e sarà chiusa qualsiasi speculazione su di noi, incominceremo a vivere: conosceremo il senso di Dio, che ora strappiamo raramente alla violenta teologia della poesia.

3 commenti:

Mauro ha detto...

Io non c'ho capito una sega...
Sto a invecchia'?

Hygelac ha detto...

Non importa Mauro, associati alla preghiera finale. In fondo era questo il senso.

ioioioioioioioioioi ha detto...

che citazione è??